Abbandono
Io sono
(moto dell’esistere)
e plagio cieli ostili
alla lieve soavità dell’essere.
Io sono
nel distacco dalla terra
che nuda e fredda
alla quiete mi chiama.
Nel mare calmo del credere
io voglio
e l’acqua scorre su di me
tiepida e buona.
Io arrivo
dove le spiagge
non nascondono candori
e il sole ride soffice e sicuro.
Nel viaggio impervio
dalla morte al canto io cresco
in ritrosi accadimenti
e strani
ai quali mi abbandono.
Note dell'autore
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